BANCO POPOLARE+ BPM: UN’AGGREGAZIONE FORZATA Il progetto di fusione, per le sigle sindacali, non è obbligatorio “soprattutto se non convince”. Castagna va avanti a testa bassa.

“Condivido ogni singola considerazione del volantino unitario a firma delle organizzazioni sindacali aziendali Bpm e nessuna distanza e’ mai stata presa rispetto ai contenuti dello stesso volantino”. Lo dichiara Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, che si schiera quindi a fianco delle organizzazioni sindacali interne, che ieri avevano sottolineato che la legge sulle Popolari “certamente non obbliga” a fare “aggregazioni forzate, soprattutto se queste non convincono. E’ il progetto di fusione Bpm-Banco Popolare”. “Questa aggregazione non e’ un passaggio scontato”, continuava il volantino diffuso , che invitata a “valutare con prudenza e serenita’ scenari migliori”, rivolti verso “realta’ meno complesse spostando l’attenzione sulla centralita’ del marchio Bpm”.”Faccio inoltre presente – continua da parte sua Sileoni – che saranno immediatamente indette, dopo la decisione della Bce, assemblee di tutto il personale per definire tutte le iniziative e le opportune valutazioni in vista dell’assemblea dei soci Bpm di aprile”. L’amministratore delegato della Popolare di Milano, Giuseppe Castagna, va avanti a testa bassa e non molla. Tuttavia, fanno notare su LiberoMercato, il manager napoletano corre il rischio di andare a sbattere contro il muro dell’assemblea che in primavera sarà chiamaa dire “sì” alla trasformazione in Spa e poi ad approvare il nuovo corso con i colleghi veronesi. Sra di fatto che i soci lavoratori di Bpm si preparano a bocciare l’aggregazione.