BANDA ULTRA VELOCE AL TAR Intoppo giudiziario per l’Internet di nuova generazione.

Intoppo giudiziario per l’Internet di nuova generazione. La società di Flavio Cattaneo si schiera contro l’AgCom, il ministero per lo Sviluppo economico e Infratel. Tutta colpa del nodo delle aree “a fallimento di mercato” dove il finanziamento pubblico è determinante per la posa dei cavi.Telecom Italia contesta, in particolare, una delibera del Garante (la 120 del 2016) che regola un aspetto chiave di questa storia. Quando una società privata avrà realizzato la rete Internet ultra-veloce – forte di finanziamenti pubblici (parziali o totali) – tutte le altre società avranno il diritto di noleggiare questi cavi. Il noleggio consentirà di vendere abbonamenti alle imprese o alle famiglie di quelle aree. Di norma questo noleggio deve avvenire a condizioni eque e non discriminatorie perché nessuna società di tlc sia penalizzata rispetto alle altre. Ed è su questo punto della non discriminazione che adesso Telecom Italia punta i piedi. Il ricorso di Telecom Italia muove, intanto, una critica generale ad entrambe le regole del Garante. Queste norme non si baserebbero su dei “test di prezzo”. Solo questi test avrebbero permsso di accertare se un operatore sia in grado di fare delle offerte commerciali competitive rispetto all’operatore che ha costruito la rete grazie al contributo statale. A giudizio di Telecom Italia, gli operatori che costruiscono la rete sono particolarmente avvantaggiati quando – oltre a costruire – hanno una divisione commerciale che vende abbonamenti alle famiglie e alle imprese.