BPM, UN’INTESA INTERNA Due gruppi, “Il Patto per Bpm” e l’Associazione “Lisippo” restano decisamente contrari. Il problema di 25mila dipendenti.

Sarà l’ultimo tassello politico prima della fusione con il Banco Popolare e probabilmente uno strumento prezioso per aumentare la coesione interna in vista della delicata assemblea straordinaria di sabato 15 ottobre. In tempi brevi potrebbe essere raggiunto l’accordo sul welfare aziendale della Banca Popolare di Milano, un tema su cui i sindacati interni e l’azienda sono al lavoro da qualche mese. Se il via libera di Verona appare scontato, il responso che uscirà da Piazza Meda resta ancora incerto. Il Patto per la Bpm e l’Associazione Lisippo restano fortemente contrarie e possono contare su 700 adesioni. In attesa del voto dell’assemblea milanese chiamata a pronunciarsi sulla fusione tra Bpm e Banco, i due istituti hanno già iniziato a pianificare l’organizzazione del futuro gruppo unico. Il nuovo istituto finanziario partirà con quasi 25mila dipendenti, ma il 44% delle sinergie di costo deriva dalla riduzione e riqualificazione del personale. Sarà la società di consulenza Egon Zehnder a lavorare sull’integrazione dei gruppi dirigenti del gruppo bancario che nascerà dalla fusione. La società di cacciatori di teste ha ricevuto il mandato di «mappare» i profili professionali delle prime linee manageriali dei due gruppi. Il lavoro di Egon Zehnder contribuirà alle scelte dell’amministratore delegato del futuro gruppo, Giuseppe Castagna, a cui spetterà il compito di valorizzare e fare sintesi tra le migliori professionalità presenti nelle due banche.