FUSIONE BANCO-BPM, RISCHI DI CREDITO PIÙ ALTI Le critiche al matrimonio del presidente uscente Giarda.

La Bpm ha eletto il suo ultimo consiglio di sorveglianza da banca popolare. Quasi sette ore di assemblea, per decretare la vittoria a schiacciante maggioranza (3.356 voti a favore) della lista unica sindacati-pensionati, che ha espresso l’economista Nicola Rossi alla presidenza del cds; alla lista rivale, presentata da Piero Lonardi, sono andati 1.231 voti (un po’ meno del previsto, ma comunque sufficienti ad esprimere quattro consiglieri), mentre al fondo Athena di Raffaele Mincione sono bastati 276 voti per nominare due consiglieri (come prevede lo Statuto per i fondi di investimento).Ma se formalmente i soci erano chiamati a rinnovare il consiglio di sorveglianza e ad approvare la distribuzione del dividendo (0,027 euro per azione), a catturare l’attenzione fin dal primo momento è stata la prossima fusione con il Banco Popolare.A cominciare dalle critiche, nemmeno troppo larvate, del presidente uscente Piero Giarda: «La banca nascente non ha le caratteristiche per essere la coppia dell’anno – ha detto senza mezzi termini – per la bassa redditività presente e prospettica di entrambe le banche e per i rischi di credito più alti» del Banco.A titolo di esercizio teorico, ha aggiunto che vendendo tutte le sofferenze del Banco al 25% del valore nominale e gli altri crediti in difficoltà al 60%, per il Banco ci sarebbe una distruzione di patrimonio di 3,2 miliardi. Giarda ha anche aggiunto che in consiglio di sorveglianza ci sono stati due pareri negativi (e sei hanno espresso perplessità) quando è stata analizzata la fusione.