LAVAZZA NON SFONDA E ROYAL FESTEGGIA

Doveva essere il «matrimonio perfetto» per usare l’immagine dell’amministratore delegato della Lavazza, Antonio Baravalle, il giorno dell’acquisizione di Carte Noire, «un’icona francese del caffè, un marchio forte e conosciuto» (sempre parole di Baravalle), per la bella cifra di 700 milioni di euro.  È passato un anno da quell’operazione che prometteva di sconvolgere il mercato francese delle «dosette», le capsule di caffè, dominato dal colosso svizzero Nespresso che ha un giro d’affari, fuori dalla gdo, di oltre 600 milioni di euro, ma i frutti tanto attesi di quel «matrimonio perfetto» non si sono ancora visti. Colpa (forse) della crisi, di un certo appannamento della marca, della mancanza di energiche iniziative promozionali nei supermercati (unica arma per farsi largo in un mercato dove ormai convivono più di 45 marche diverse, con posizionamenti spesso sovrapponibili), fatto è che dei 273 milioni di capsule di caffè vendute l’anno scorso nella gdo francese (dati Nielsen), la gran parte è andata al concorrente all’apparenza meno temibile di Carte Noire-Lavazza: il Café Royal, marchio di un torrefattore di medie dimensioni di Basilea, la Delica Sa (50 milioni di fatturato qui in Francia), controllata dal gruppo Migros che è, invece, un gigante della distribuzione alimentare, una specie di Lega Coop elvetica che tratta e vende di tutto, dal caffè alla frutta secca alle spremute.