Leggi che ti passa!

Durante un viaggio di rientro a Milano, in una domenica di quelle che si spera non finiscano mai, ero in treno con due amici e ci siamo confrontati sui generi letterari che più ci appassionano; da quel momento è cominciato il nostro nuovo gioco, che ci ha portato a consigliarci libri e a tenerci aggiornati sulle nuove uscite. Quando leggere diventa una passione, anche condivisa, i benefici che questa attività apporta sono molti, primo fra tutti ci può aiutare nell’instaurare legami con persone che condividono la nostra stessa passione. Si tratta inoltre di un’attività che se da un lato tiene impegnato il nostro cervello e lo allena, dall’altro ci permette di staccare la spina e di rilassarci, smorzando in pochi minuti la tensione muscolare e diminuendo la frequenza del battito cardiaco. Uno studio pubblicato sull’“Annual Review of Psychology” nel 2011, spiega come la lettura ci aiuti a diventare maggiormente empatici; durante la lettura di romanzi l’attività cerebrale dei soggetti, osservata tramite risonanza magnetica funzionale, si attivava come se fossero i soggetti stessi a vivere l’esperienza letta; gli stessi circuiti neurali si attivano quando, parlando con qualcuno, proviamo a immedesimarci nell’esperienza del nostro interlocutore. In particolare, secondo un recente studio condotto dall’Università di Modena, ciò che stimola l’empatia nei giovani ragazzi è la lettura di Harry Potter; i lettori della saga hanno dimostrato di essere più empatici nei confronti di gruppi minoritari come omossessuali, immigrati e rifugiati, rispetto a chi non ne aveva mai letto uno, dal momento che questa lettura sembra efficace nel diminuire il pregiudizio. Ma il rapporto tra benessere e lettura non è una scoperta della nostra epoca; al solito, gli antichi greci e romani avevano già identificato nella letteratura una possibile strada alla guarigione. Si deve allo psichiatra Menninger l’introduzione della libro-terapia, quando, a partire dal 1937, cominciò a utilizzare questa tecnica nella cura delle malattie mentali. Ad oggi la biblioterapia è diffusa soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove può venire integrata a percorsi psicoterapeutici strutturati o venire semplicemente consigliata come forma di autoaiuto per superare un momento di difficoltà. I disturbi più inclini ad essere accompagnati dalla biblioterapia sono, secondo la psicoterapeuta Mininno, i disturbi dell’umore, del comportamento alimentare e le diverse forme di dipendenza. E’ adatto ad ogni fascia d’età e non ha controindicazioni… che rimedio migliore di questo? A chi è scettico, gli basti provare….!
Buona lettura!

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