LO STUDIO DI RETEIMPRESA: UN’INCENTIVAZIONE FISCALE Cresce la voglia di aggregarsi. La Lombardia e l’Emilia Romagna in testa . Per Bolla (Confindustria) va riproposta.

Cresce tra le imprese la voglia di aggregarsi: all’inizio di marzo erano state 2.700 le reti di impresa attive alle quali aderiscono poco più di 13.500 realtà, con una prevalenza di piccole aziende e con un fatturato da 86 miliardi. E’ la fotografia che emerge dallo studio “L’identikit che si aggrega”, realizzato dal Centro studi Confindustria insieme a Reteimpresa e Istat. In ambito territoriale la maggiore concentrazione di reti si trova in Lombardia ed Emilia-Romagna, che perecedono la Toscana. Nel Lazio c’è stato uno sprint che lo scorso anno ha portato al sorpasso sul Veneto. In tre casi su quattro i contratti sono siglati tra aziende della stessa regione, mentre in un caso su due sono della stessa provincia. Quasi sempre si preferisce lavorare con partner di prossimità con cui magari già si collabora come nei distretti e filiere. C’è un alto grado di eterogeneità intersettoriuale, ma nell’ultimo anno è anche aumentato il numero di realtà che appartengono alla stessa filiera. Andrea Bolla, presidente del Comitato fisco di Confindustria ricorda come  “la detassazione ha anche favorito la patrimonializzazione delle Pmi e che le reti possono giocare un ruolo chiave nel sostenere al meglio i processi di investimento”. Da Enrico Zanetti, vice ministro dell’Economia, è arrivata risposta che lascia ben sperare. “E’ del tutto evidente che merita una seria riflessione la riproposizione di una forma di incentivazione ficale analoga a quella che accompagnò il primo triennio di introduzione del contratto di rete”.