Riforma delle bcc pronti i correttivi

Parte alla Camera l’iter parlarmentare della legge di riforma delle banche di credito cooperativo, per la conversione del decreto legge. Le ormai famose Bcc dovranno infatti passare da una gestione totalmente individuale – come è ora – ad una struttura di gruppo, attraverso l’adesione ad una super-holding di cui saranno controllanti ma nello stesso tempo vigilate, pur continuando ad avere la loro autonomia giuridica e operativa (se hanno un comportamento virtuoso). Il dibattito però è aspro sui modi e le forme per uscire da questo schema, da parte delle Bcc che eventualmente non volessero partecipare al gruppo centralizzato. Il decreto legge prevedeva la possibilità di trasformarsi in spa, limitatamente a quelle Bcc che avevano almeno 200 milioni di patrimonio, in cambio del pagamento di un’aliquota fiscale pari al 20% delle riserve che si “affrancavano”, cioè si portavano dietro nel passaggio dal sistema cooperativo a quello della società di capitali.Questa possibilità, che aveva suscitato posizioni indignate di larghissima parte del mondo cooperativo ma anche la reazione fortemente critica di una parte dello stesso Pd (è nota la lettera pubblica inviata da un gruppo di senatori Pd, primo firmatario Massimo Mucchetti, indirizzata al governo) verrà tolta dal testo di legge definitivo. In discussione  c’è una nuova versione della “way out”, che prevede la possibilità per una Bcc (con patrimonio almeno di 200 milioni) di non aderire alla super holding e, pur restando cooperativa, di scorporare la licenza bancaria in una spa di nuova formazione.