VENETO BANCA: SARÀ UN CDA “STRANIERO” Per ricucire si partirà dall’azione di responsabilità degli ex.

In prima linea dall’8 agosto  in Veneto Banca ci saranno Beniamino Anselmi, piacentino classe 1942, oggi nel comitato esecutivo Carige, colui che negli anni 90 guidò il piano di fusione Ambroveneto-Cariplo. Al suo fianco: Sabrina Bruno e Marco Ventoruzzo, docenti in Luiss e Bocconi, Giorgio Girelli nel Cda di Bpm, Massimo Lanza, Maurizio Lauri, Alberto Pera ex segretario Antitrust, Daniela Toscani, Alessandra Zunino De Pignier e Maria Lucia Candida, manager bancario già nella lista di Pierluigi Bolla. Sul tavolo di questa task force «fit and propter», ovvero secondo i criteri della direttiva Bce che in Italia è stata applicata solo in Bpvi, ci sono l’azione di responsabilità, il ristoro ai soci (warrant o simili), la riduzione delle sofferenze e il rilancio alla ricerca di un nuovo rapporto trasparente con soci e clienti. La banca ha bisogno di loro per vivere. Porte dunque spalancate al Cda “straniero” di Atlante, dove l’unica conferma «di continuità» resta Cristiano Carrus tornato ceo, dopo la riduzione dei poteri operata dal Cda eletto all’ultima assemblea di maggio dai vecchi soci, gli stessi che oggi preferiscono non commentare il nuovo corso. Per ricucire, si partirà dal passato e Giovanni Schiavon, oggi vicepresidente, si dichiara già «favorevole all’azione di responsabilità»: «Vanno accertati fatti singoli di mala gestio. Non è che il risarcimento andrà ai soci ma alla banca. Noi opteremo comunque – conclude – per azioni individuali civili contro la società revisione».